#BuoNatale e #FeliceAnnoNuovo

Luca Abete, Il Principe e il Direttore Responsabile

#Nola  #Avellino

#SantaMariaDiCastellabate #Roma

Come stai? Dove sei? Cosa fai? Ti sei fidanzato? Ti sei sposato o quando ti sposi?

Ecco le solite domande, molto spesso veri e propri ostacoli al tuo bisogno di “prendere aria” per citare il Philippe Pozzo di Borgo di “Quasi amici-Intouchables”.

Ecco le solite domande da periodo di festa. Da periodo in cui “torni alla base” e rivedi vecchi amici, i soliti familiari ed i migranti.

Ecco le solite domande che ti fanno riflettere e tirare le somme dei tuoi trenta anni. Ti pizzicano con un po’ di malinconia e ti regalano il sapore amaro di sogni futuri e realizzazioni sperate che ancora restano tali.

Tali e quali negli anni.

Le strade pullulano di fachiri. Qui intorno, così come negli affollati spostamenti tra Roma, Napoli e Cilento.Vedere qualcuno che rovista nell’immondizia ormai non ti lascia pensare più di tanto se non immaginare che forse un giorno anche tu starai lì cercando qualcosa per sopravvivere. E magari come oggi ai semafori o agli incroci c’è la zona di un Rom, quella di un Albanese, quella di un Maghrebino o di un Italiano, domani anche per i cassonetti sarà così. “Quello è mio, quello è tuo. In quello scavo io, in quello scavi tu”.

Fachiri. Direttamente nel suo significato originario di “povero” (arabo faqīr) molto vicina a quella di facchino (arabo faqīh), il dotto del mondo arabo-islamico che sovrintendeva e dirimeva le questioni doganali ma che in seguito allo stallo dell’espansione araba del XIV secolo si trovò ad occuparsi del piccolo commercio delle stoffe, trasportando con fatica i pesanti prodotti a spalla da una parte all’altra. Trovo in “fatica” il comun denominatore tra facchino e fachiro. Come il fachiro hindu che vedo nei miei giri a Napoli, nel suo vestito di color arancione evidenziatore che contrasta con il marron glacé di viso e mani. La fatica della sopravvivenza.

Napoli, Piazza del Plebiscito Fachiro Hindu

La fatica della sopravvivenza che mi arriva come un pugno scagliato con violenza sul volto nella lettura di “Gulag e altri inferni” di Ettore Mo. Gli anni del terrore staliniano, Magnitogorsk e le sue acciaierie, Norilsk, El’Gjen, Magadan, la Siberia con l’oro e le sue miniere, le torture delle Isole Solovki, Togliatti ritornata ad onor di cronaca negli ultimi mesi grazie alle Iene (e al brillante Trincia). 

Come in un torchio. Schiacciati dal peso della fatica. Tra il mondo e la sofferenza sulle spalle. Come Atlante che mantiene il mondo o Sisifo con il masso. Spremuto come un bel frutto succoso, fino al midollo.

Come uno stagista torchiato.Orario 08.30-19.30;

Come i cinesi nelle fabbriche di capitalisti conterranei senza scrupoli. Orario 08.00- 21.00. Se va bene.

Come i lavoratori di cui parla Ettore Mo in Siberia, a temperature di -20/-35 gradi. Orario 06.00- 02.00. Quattro ore per riposare.

Non ce la fai? Non sei adatto al lavoro. Ma a morire. “Voi siete stati portati qui non per vivere, ma per soffrire e morire. Se sopravvivete, una delle due: o lavorate meno del dovuto, o mangiate di più di quanto vi spetti”. Questa è Norilsk dopo gli anni trenta, a 320 chilometri dal circolo polare artico, che accoglie nella sua fabbrica di rame con un eloquente “Welcome to Hell”. Un po’ come l’“Arbeit macht freidei campi nazisti.

Campo di concentramento di Sachsenhausen

Campo di concentramento di Sachsenhausen

Ma parliamo di questo dicembre. Entro e sulla sinistra il cartellone logato di Striscia la Notizia. Sento il vocione rauco di Luca Abete dall’altro lato degli uffici. Mi accoglie Daniele, con buoni modi, serio e dall’aria impegnata considerando il suo continuo “ricercare” nel mondo virtuale. Cerco di buttar giù qualche battuta, il solito tempo atmosferico (è la prima cosa di cui si parla quando si cerca di rompere il ghiaccio), osservo i vari suppellettili del laboratorio di comunicazione abetiano. La cornice digitale manda a ripetizione eventi e servizi dell’inviato di striscia. Sugli scaffali campeggiano alcuni libri, un bonsai. Intanto Daniele continua attento sul suo computer. Dallo studio di Luca esce una ragazza. È il mio turno. Entro, come sempre per nulla intimidito se non elettrizzato e carico di entusiasmo. Luca mi stringe la mano, e allo stesso modo fa il suo operatore che penso mi stia riprendendo con l’iPad. Io a sua insaputa faccio lo stesso.

Indosso un bel paio di baffi. I baffi che mi sarebbero serviti per l’interpretazione di Bartolomeo Vanzetti nell’opera teatrale di Antonio Rea. Li indosso con disinvoltura ma avviso che è una rarità e che io praticamente adopero il suo stesso look. Rasato. Sia in testa che in viso. Una macchinetta. Doppio lavoro.

Migranti di Antonio Rea, Bartolomeo Vanzetti

Migranti di Antonio Rea, Bartolomeo Vanzetti

Indossa una camicia ed un maglioncino lui. Io in London Style con una camicia azzurra sotto un maglioncino doppiopetto bordeaux ed una giacca a quadroni blu. All’occhiello la coccinella di Rosalin, la ragazza bulgara conosciuta la prima settimana a Berlino, nell’ottobre dell’anno scorso, e nella cui stanza mi fermai per una settimana. Una “Marienkiefer”, l’insetto di Maria. 

Con molta semplicità cominciamo a parlare di esperienze lavorative, cosa cerca lui sul territorio campano, i valori che ispirano il suo lavoro e le caratteristiche che cerca. Parliamo delle mia esperienza per Ilnolano.it, sul problema della Terra dei fuochi e dello STIR e discariche di Tufino, dell’inquinamento dei Regi Lagni e dell’obbrobrio di Ponte delle Tavole. Rimaniamo a parlare per circa tre quarti d’ora. Dà un’occhiata a questo blog su cui è pubblicato questo post che state leggendo e mi invita a mandargli qualche video realizzato da me negli anni di lavoro campano. Infine mi dice che anche se non dovessi essere io la persona selezionata, gli piacerebbe comunque rimanere in contatto per collaborazioni saltuarie. A questo punto penso che probabilmente c’è qualcuno già scelto. Saluto con un sorriso e gli dico che comunque è stato un piacere aver conosciuto due persone nuove. Lo dico sempre, a qualunque persona. Ogni nuova conoscenza personale è un arricchimento. Come la lettura di un libro.

Fioravante Conte, Striscia La Notizia?

Fioravante Conte, Striscia La Notizia?

 

Torno a casa. Gli mando i link ad alcuni pezzi e link a video realizzati. La sera mi arriva la notifica di visualizzazione di quei link, proprio quei link che nessuno si sarebbe sognato di andare a vedere perché non pubblici, da parte di una persona. Sorrido nuovamente. Mi fa piacere.

Ciao Luca.

Non mi chiedete chi Luca altrimenti vi chiamate la solita risposta… 

Guarda la risposta!

Passano pochi giorni ed è il turno del Principe di Belmonte. Precisamente l’8 dicembre. E per andare da lui devo declinare anche un invito a Nerano, la preziosa località balneare tra la Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina. Ma non è tanto per il luogo, quanto per la piacevole compagnia.

Mi arriva la chiamata da parte di Beatrice, manager di Palazzo Belmonte, Cilento, Santa Maria di Castellabate. Mi arriva la sua chiamata grazie ad Alessia, la splendida figlia di Beatrice, conosciuta quest’estate grazie ad un mio caro amico. 

Mia sorella è con me. Ci fermiamo a pranzo da Ines, una istituzione per gli habituée della tratta per Santa Maria, dove è possibile mangiare ad un’ottima qualità e a prezzi speciali. Per me la parmigiana di melanzane, mia sorella assaggia gli gnocchetti. Un secondo di carne di maiale e verdure. Un caffè e si riparte. Più sorridenti perché la pancia piena rallegra sempre e tira su di spirito. L’appuntamento con il principe è alle 16.00.

Alle 15.25 sono già in piazza Lucia della cosiddetta “A’ Marina” (Vedi FioreVagabondO). È una domenica incerta e tiepida. Un sole timido si affaccia sul mare tra le nuvole e nel silenzio rischiara gli animi. Ne approfitto per rilassarmi al Glamour Cafè da dove scorgo tutto il profilo della costa fino ad Ogliastro Marina e la sua splendida isola della sirena Leucosia. Penso all’ultima volta che ci sono stato, a fine Agosto, in compagnia di Anna. Il palindromo che negli ultimi mesi utilizzo più spesso nei miei discorsi…

Il grattino sull’auto è stato messo nonostante non ci sia anima in giro. Passa qualcuno ogni mezz’ora. Mi meraviglio anche che il bar sia aperto. È splendido accorgersi di un luogo nella differenza con il periodo in cui sei più solito frequentarlo. Acquista una bellezza completamente diversa. Come quando giri Roma di notte, piena notte, e trovi la Fontana di Trevi o la Piazza della Rotonda o quella della Minerva completamente sole. Sgrani gli occhi. Non senti il vociare di centinaia di turisti, riesci a notare i particolari, le forme, le minuzie. Potresti restare ore in compagnia di qualcuno semplicemente a chiacchierare e farti rapire ogni tanto dal sublime dello scenario. Come se fossi un un quadro, colpito dalla sindrome di Stendhal.

Al cancellone di ingresso mi accoglie Beatrice. Bella donna. Ottimo italiano e tanta curiosità di ascoltare quanto racconto. È affabile ed in grado di metterti subito a tuo agio. Un quarto d’ora ed ecco il Principe presentarsi, stringermi la mano e cominciare a parlare.

Il lavoro così come descrittomi è di spingere sulla comunicazione e sul marketing attraverso una produttiva gestione del mondo digitale, web e dei social network, di organizzare gli eventi e valorizzare le tante proprietà del principe. Non solo in Cilento. Bisognerebbe cominciare da zero perché il livello attuale è davvero quello. Per quanto possa capire la comunicazione e gli eventi sono affidati a network ed agenzie inglesi che curano pacchetti di turisti soprattutto inglesi, russi e americani. Il nostro dialogo è corposo e si toccano vari punti. Si parla del Festival della Musica di Ravello, dell’Auditorium Oscar Niemeyer, del Pomigliano Jazz Festival e del Bayreuth Festival. Gli parlo di indicizzazione, keywords, tag, newsletter, dinamiche SEO, blog. Ma il Principe è scettico sulla tecnologia e sull’uso del web. È rimasto ancorato al mondo cartaceo e agli articoli scritti dai tanti giornalisti sul suo Palazzo Belmonte. Beatrice mi mostra parte del palazzo principale ed in particolare le Suites di Casa Edoardo, del Settecento, con soffitte a volta, mobili lussuosi d’epoca, pavimenti in cotto, maioliche pregiate e terrazze che si immergono dal verde del giardino nell’azzurro mare cilentano. Ogni stanza ha poi il nome di una delle piante che crescono nel giardino del palazzo, flora protetta di quest’oasi naturale. Malva, mandorlo, primula, jacaranda, citronella. Con il principe chiacchieriamo anche un po’ in inglese. Si è n po’ allentato da quando ho lasciato Berlino dove oltre a praticare il mio tedesco, perfezionavo anche il mio inglese. In Spagna praticamente l’ho usato raramente per lavoro in azienda in cui c’era la necessità di creare advertising e tradurre documenti dall’inglese allo spagnolo.

Santa Maria di Castellabate, Lungomare

Santa Maria di Castellabate, Lungomare

Generalmente Spagnoli ed Italiani sono davvero somari in inglese. Nella media europea siamo coloro che incontrano maggiori difficoltà. Anche il luogo comune che vuole i tedeschi ottimi conoscitori dell’idioma è tutto da smentire: se si comincia a utilizzare qualche vocabolo più tecnico o più desueto il tedesco medio non capisce e va in difficoltà. L’inglese castellanizzato invece è una mezcla simpatica. E come per il cinese si fa la traslitterazione dagli ideogrammi al pidgin, così bisogna cercare di capire l’inglese parlato dagli spagnoli. Doppia traduzione.

Saluto il Principe e mi avvio verso i miei ultimi incontri lavorativi dell’anno. Il Dulcis in fundo. Ecco l’Edisef.

Qualche giorno fa il secondo colloquio e le condizioni di contratto.

Un mutuo piacere conoscere questa realtà e lo staff che ci lavora. Penso sia stato da ambedue le parti il piacere. O almeno me lo auguro. Il Genna dell’Edisef mi ha fatto quasi sentire un giovane in gamba, ricco di esperienza e dalla personalità forte con carattere coinvolgente. Un entusiasta. Un mutuo piacere conoscitivo appunto. Ma intanto l’unica cosa che pensavo del mutuo piacere era il mutuo che dovrò fare in un immediato futuro. Italiani, popolo di mutuo. Non soccorso. Non dell’aggettivo ma del sostantivo. Un mutuo per la casa, per l’auto, per lo studio, per mangiare (ultima tendenza vista la povertà dilagante). Un mutuo per respirare. E per sognare.

Mostro il mio eclettismo, il “multitasking” (per utilizzare una keyword di moda indispensabile per l’indicizzazione e per le dinamiche SEO) in discipline e canali espressivi variegati, comunico l’intuizione che possiedo, esprimo l’ambizione e mi sembra quasi fatta. Ho detto quasi…

Se dovesse andare in porto lavorerò a Monteverde, nella tanto amata e vissuta Roma, come direttore responsabile di due riviste settoriali, una di ingegneria clinica e l’altra di sicurezza dell’informazione. Una nuova sfida di cui già assaporo il fascino con il pensiero di poter cominciare, magari, il sette gennaio del nuovo anno. Il 2014. Quello dei miei 31 anni. Questo sì che sarebbe un gran bel regalo di compleanno.

Fioravante Conte

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