Cristiano Ronaldo Pallone d'oro 2013

Cristiano Ronaldo, cinque chiavi per coltivare il proprio talento

Quali sono le qualità del vincitore del pallone d’oro che possono fungere da modello al moderno imprenditore, project manager o anche a te, semplice lettore? Talento, intelligenza trionfante, visione e capacità di anticipare i tempi. Ecco cinque chiavi pratiche per coltivare il proprio talento.

Si può leggere la prima parte di questo pezzo cliccando sul seguente link!

Es un Dios de otro mundo”. Sono le parole del portoghese Eusebio, scomparso qualche settimana fa, proprio su CR7. Un Dio di un altro mondo. Bestie di altri pianeti. Cristiano come il suo eterno rivale Lionel Messi. 

Nell’articolo sopra citato si parla dell’Effetto Gretzky nel management d’impresa e cioè della capacità di anticipare i tempi. Leonardo Da Vinci fu un artista visionario ed anticipatore dei tempi. Completo, attento osservatore della natura, e progettista di macchine impensabili per la sua epoca. In piena Piazza del Popolo a Roma è possibile visitare lo spazio dedicato alle macchine di Leonardo. Già volava, con le idee, le visioni e progettando mezzi. In letteratura lo scrittore Jules Verne creò con le parole, nei suoi romanzi di fantascienza, ciò che molti anni dopo la società e l’uomo realizzò concretamente. 

Nell’articolo uscito su Blasting News il 16.01.2014 si accenna alle cinque chiavi praticare per coltivare il proprio talento seguendo l’esempio del pallone d’oro Cristiano Ronaldo. Vediamole nel dettaglio:

Cristiano Ronaldo Pallone d'oro 2013

    1. Scoprire la propria vocazione. Cristiano Ronaldo ama il calcio da quando è piccolo. È nato con esso il 5 febbraio del 1985 a Funchal, nell’arcipelago atlantico di Madeira. Il padre, giardiniere per il Comune e tuttofare della squadra del quartiere, el Andorinha, decise di far fare da padrino al quarto figlio Cristiano, il capitano della squadra Fernao Barros Sousa. Un ambiente familiare umile ma pieno di felicità. Un’infanzia felice trascorsa per strada a giocare a calcio. Dormiva con il pallone e se si trovava con i suoi amici senza una palla, ne facevano rapidamente una con i calzettoni. Non voleva mai perdere e quando cominciò a giocare con El Andorinha, se si trovava contro squadre più forti, non andava a giocare. “Solo i deboli si danno subito per sconfitti” gli insegnò il padre. Da lì quelle parole divennero regola. Passò al Nacional e a 12 anni lasciò l’isola per lo Sporting Lisboa. Cristiano non faceva altro che giocare a pallone nella sua Funchal, dalla mattina fino alle 22 della sera, tralasciando studi e qualunque altra cosa. La prima lezione per coltivare il proprio talento ma anche per aiutare gli altri a farlo è: scoprire la propria vocazione, a ciò che si è più portati a fare, ad essere in grado di emergere, in cui si sente che risieda la propria grandezza. È ciò che rende felici e che non senti come peso o come lavoro. Un lavoro se è passione perde l’identità di lavoro ed anche se sei impegnato 24 ore al giorno non verrà sentito come tale. E sei felice. È la materia con cui sono fatti i tuoi sogni e che, non casualmente, costituiscono il tuo vero apporto all’umanità. Se oggi ancora non hai capito né conosci la tua vocazione, continua a cercare. È imprescindibile. Tutti abbiamo talento per qualcosa: solo dobbiamo scoprire per cosa. E poi c’è bisogno dei catalizzatori. Cioè di coloro che scoprono la radice del talento. Nel caso di Cristiano fu il padre José Dinis. È importante passare dalla riflessione all’azione, dalla conoscenza al comportamento. Prendi una penna ed un blocchetto e comincia a mettere su carta dei punti che ti avvicinano alla tua vocazione. Il talento che non viene capito e sfruttato non è altro che un pensiero utopico. E se invece hai già chiara la tua propensione puoi aiutare i tuoi collaboratori, i tuoi figli, i tuoi dipendenti, i tuoi amici a coltivare il talento che possiedono e la vocazione su cui concentrare i propri sforzi.
    2. Integrarsi e vivere in un clima tonico, non tossico. Come per Cristiano Ronaldo il padre ed il padrino furono figure importanti nello sviluppo del proprio talento, così come gli allenatori che credettero molto in lui ed il clima negli spogliatoi, così in qualsiasi ambiente di lavoro è di importanza vitale generare un clima tonico, stimolante, comprensivo e soprattutto con un leader capace. Che tu sia il CEO, il project manager o il semplice impiegato, devi fare la tua parte. Da leader o da “fabbricante di tonicità”. Per sviluppare e perfezionare il proprio talento c’è bisogno di un mondo attorno che ti permetta di coltivarlo.
    3. Dedicarsi pienamente a ciò che più appassiona. Fare sacrifici e resistere. Superare con fermezza e coraggio gli ostacoli. Cristiano Ronaldo a 12 anni passò allo Sporting de Lisboa per 22.500 euro, una cifra mai sborsata prima di allora per un giocatore tanto giovane. Prese l’aereo, si sistemò nella residenza del club (era il più piccolo di tutti) e due/tre volte la settimana chiamava a casa piangendo a dirotto da una cabina telefonica. Lacrime, tante lacrime e tanto differenti dalle ultime per il pallone d’oro. La vita ti mette alla prova molto spesso e ti chiede se davvero sei deciso a scommettere sulla tua vocazione, a coltivare il tuo talento. Prove di coraggio: a dodici anni abbandonare la casa, la famiglia, i tuoi amici e i tuoi luoghi per seguire la tua passione o missione. Ci vuole sacrificio per riuscire nella vita. Qualunque uomo che si è realizzato nella vita ha dovuto affrontare il periodo della gavetta, della cantera, dello stage, dello sfruttamento.
    4. Assumersi la responsabilità di essere diversi. A diciassette anni Cristiano Ronaldo già era in prima squadra e a diciotto arriva l’offerta spettacolare del Manchester United di Sir Alex Ferguson con annessa la maglietta numero 7, la storica, quella dei più grandi giocatori dello United. Opportunità che esigono responsabilità enormi, di importante professionalità e crescita. Quando passa il treno bisogna prenderlo. A volo. Senza aver paura.
    5. Perdonare chi ti offende. Quando Cristiano Ronaldo giunse a Lisbona veniva preso continuamente in giro per il suo accento insulare. E non andò meglio in Inghilterra, giunto senza nemmeno una parola di inglese. Ma parlava sul campo. Con il lavoro si guadagna il rispetto. E qualunque cosa succeda è importante saper perdonare così da evitare di serbare rancore e risentimento. Mai le provocazioni devono deviare dal raggiungimento dei propri obiettivi. “Sì, ero irato. E avevo anche un po’ di paura. Dopo tutto, ero stato privato della libertà per un tempo così lungo. Ma quando sentii tutta quella rabbia dentro di me, mi resi conto che se li avessi odiati anche dopo aver oltrepassato la porta del carcere, sarebbe stato come rimanere ancora tra le sbarre. Volevo essere libero, per cui lasciai che la rabbia si dissolvesse”. Così parla Nelson Mandela, uno dei più grandi leader dei nostri tempi, recentemente scomparso. E un altro leader del Novecento, Mohandas (Mahatma) Gandhi “I deboli non possono perdonare. Mai. Il perdono è una qualità dei forti”. Per coltivare il proprio talento bisogna saper perdonare le offese ed eliminare il rancore dalla propria anima. Ira, rabbia e risentimento sono fattori tossici che assorbono energia e danno un vantaggio a chi ci vuole ostacolare o far danno. 

Oggi Cristiano Ronaldo guadagna dal club madrileño 17 milioni di euro a stagione (contratto recentemente rinnovato) e ancor di più ottiene dagli sponsor (nonostante il 50% dei suoi diritti di immagine vadano al Real Madrid): negli anni passati Armani, Nike, Banco Espirito Santo. CR7 è anche un marchio registrato dalla OAMI di vari prodotti ed inoltre è anche una catena di negozi siti a Madeira e Algarve che gestisce sua sorella Elma.

Ma soprattutto è arrivato in cima facendo di una passione il suo lavoro. Guadagna tanto, forse troppo, divertendosi. E allora? Proviamo a scoprire il nostro talento o magari dare una mano a chi vogliamo bene.

Fioravante Conte

 

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