Il Genius Occursus. Chi?

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Appena arrivati su questa lavagna?

Vi starete chiedendo allora del perché di “Genius Occursus”: è l’incontro. Il Genio dell’incontro che viaggia ed incontra i tanti Genius Loci sparsi per il mondo.

Il Genio interculturale, che dialoga, che discute e che si relaziona con gli altri. Con gli altri generi, gli altri popoli, le altre razze, gli altri pensieri, altri territori, altre tradizioni, altre letterature, altri stati d’animo.

Il titolo mi è stato suggerito da un’opera di Armando Gnisci, “Genius Occursus” appunto che esprime attraverso il suo pensiero letterario tutto ciò che sa, raccontando il viaggio, raccontando in viaggio e viaggiando raccontando.

Il segreto non è tanto il considerare la Strada come casa -etica comune a tutti i nomadi, dagli zingari a Kerouac, al mezzo pellerossa William Least Heat-Moon di “Blue Highways” – quanto l’andare a piedi che è vivere, viaggiare e ritmare la vita nello spostamento corporeo, passandola e sentendone, conoscendone il passo. Non somiglia questo al racconto e alla scrittura, nelle loro radici primigenie di “cursus” e “allure” del vivere? Non ci pensate su troppo. E’ solo un’idea come un’altra. E per realizzarla non bisogna essere per forza dei grandi podisti. Al contrario: basta vivere come passeggiare. L’ideale – o il destino, o la necessità, o il sogno, o ciò che ci aspetta, o ciò che ci spetta – per chi sempre più viaggia e gli piace viaggiare, è di “diventare uno che viaggia e basta”, come il mio Bruce Chatwin. Per poter dire, achi gli chieda ragione della sua vita: “ho viaggiato, sempre; anche quando risiedevo”. E allora uno vive due vite: una per viaggiare e l’altra per raccontare. O meglio vive “il doppio”. Come Bruce Chatwin.”

“Che adesso so e sento che viaggiatore è chi porta dove va benessere e sorprese e quando parte lascia una mancanza, in chi resta – una specie di nostalgia al rovescio – che prima non c’era. Il viaggiatore, però, può sempre tornare. Torna.
[…] Sì, è proprio così: il viaggiatore lascia dietro di sè nostalgia, come Odisseo in Nausicaa. Per questo, forse, scrive: per riparare il vuoto che lascia in chi lo ha accolto e quello, anche, che i luoghi e le occasioni, le persone e gli incontri hanno lasciato in lui”.

Armando Gnisci, Genius Occursus, Bulzoni Editore, 1995.

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