Luna, Haiku e Giappone

I

Lucciole verdi

si illumina l’aria.

Caustica Luna.

II

Neve e Luna

celebro l’allòro.

Disoccupato.

III

Aberrazione

questa notte senza te.

Storpie cicale.

IV

Mare e scogli

illuminati da te.

Sei umanità.

V

Pubblicato da Occhi di Argo Edizioni, "La Scatola Tsuki", 2013

Pubblicato da Occhi di Argo Edizioni, “La Scatola Tsuki”, 2013

Ogni felicità è un capolavoro (Marguerite Yourcenar)

Che cosa è un  Haiku?

俳句. Mettete insieme diciassette sillabe, suddivise in tre versi, cadenzati in cinque-sette-cinque, ed ecco formato l’haiku! Deve il suo nome allo scrittore giapponese Masaoka Shiki e conobbe un fondamentale sviluppo tematico e formale nel periodo Edo, quando numerosi poeti utilizzarono prevalentemente questo genere letterario per descrivere la natura e i sentimenti umani.

Per la sua immediatezza e apparente semplicità, l’haiku fu per secoli una forma di poesia “popolare” trasversalmente diffusa tra tutte le classi sociali in contrasto alla ben più elaborata poesia cinese o alle costruzioni retoriche dei tanka e solamente nel XII secolo venne riconosciuto come una vera e propria forma d’arte grazie ad alcune opere di famosi scrittori tra cui Matsuo Basho.

L’haiku è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e retorica, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni. La composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine in quanto il soggetto dell’haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive la natura e ne cristallizza dei particolari nell’attimo presente. L’estrema concisione dei versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare.

Molto diffusa nel periodo Edo era la scrittura di diari di viaggio inframmezzando parti in prosa con componimenti del genere haiku, un famoso esempio è l’opera Oku no hosomichi del poeta Matsuo Basho, completata dopo un pellegrinaggio nel Nord del Giappone, nel 1689.

In ogni haiku è presente il cosiddetto riferimento stagionale (il kigo), cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell’anno in cui viene composto o al quale si riferisce. Il kigo può essere un animale (come la rana per la primavera o la lucciola per l’estate), un luogo, una pianta, ma anche il nome di un evento oppure una tradizione, come ad esempio i fuochi d’artificio per indicare l’estate. Il kigo costituisce il tema principale dell’haiku ed è considerato dagli haijin il cuore stesso del componimento poetico. Data la loro importanza per la corretta scrittura di haiku, in Giappone vengono redatti dei cataloghi chiamati “saijiki” che raccolgono tutti i riferimenti divisi per stagione con varie sottocategorie tra cui il cielo, la terra, le piante, gli animali, le attività dell’uomo e le festività.

Nell’haiku il poeta fissa uno stato d’animo attraverso le immagini della natura che lo circonda.

  • Sabi, il silenzio: il sentimento della solitudine, del distacco, della calma immutabile; sabi è la contemplazione senza tristezza.
  • Wabi, l’imprevisto: lo stato d’animo prodotto da qualcosa di inaspettato che attira l’attenzione e risveglia dalla malinconia.
  • Mono no Aware, il sentimento delle cose: la nostalgia, il rimpianto per il tempo che passa, la comprensione della mutevolezza e della caducità senza sofferenza.
  • Yugen, il misterioso: lo stato d’animo prodotto dal fascino inspiegabile delle cose, il sentire un universo ‘altro’, colmo di misteriosa unità.

Esistono almeno due modi di scrivere Haiku che danno vita a due stili diversi.
Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi (normalmente il primo) introduce un argomento che viene ampliato e concluso negli altri due versi.
Il secondo stile produce Haiku che trattano due argomenti diversi messi fra loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due modalità: il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un’opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo.
Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduce un argomento, e sono i due versi successivi che introducendo un nuovo argomento lo mettono in relazione con l’argomento trattato nel primo verso (in opposizione o in armonia).

Nei licei americani  e in Marocco si insegnano tutt’oggi le tecniche per scrivere haiku. Fu un grande appassionato e compositore di haiku Jack Kerouac, ma ne hanno composti anche Jorge Luis Borges (I diciassette haiku), Paul Claudel (Cento frasi per ventaglio), Allen Ginsberg ed Edoardo Sanguineti.

Gli haiku fanno inoltre la loro comparsa nel mondo della musica e della letteratura:

Un testo del cantautore siciliano Franco Battiato si intitola per l’appunto Haiku, ultimo brano dell’album Caffè de la paix del 1993.

Ian Fleming nel penultimo romanzo con protagonista James Bond, Si vive solo due volte, nomina alcuni esempi di poesie haiku.

Anticamente gli haiku potevano essere utilizzati anche come oracolo: venivano scritti su fogli di carta, arrotolati, e dopo una preghiera propiziatoria di fortuna, si estraeva un rotolino che avrebbe fornito la risposta alla domanda.

Dopo essersi lavati le mani, indossato un abito bianco, acceso una candela bianca e un bastoncino di incenso, si comincia a scrivere su ciascun foglio, in bella scrittura, l’haiku. Poi, si arrotolano i foglietti, si passano sulla fiamma della candela e nel fumo dell’incenso e si ripongono nella scatola.

Quando si ha una difficoltà, si prende la scatoletta, si scuote, si estrae un bigliettino e si legge. A questo punto è necessario trascrivere l’haiku su un altro foglietto da tenere con sè tutto il giorno, per nove giorni di seguito e rileggendolo ogni volta se ne senta la necessità.

Fioravante Conte

Tsuki, la scatola Haiku

Tsuki, la scatola Haiku

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