Il bambino che è in te: Simone Cristicchi e l’Orchestra Popolare dell’Irpinia

Simone Cristicchi

Simone Cristicchi

Se fossi al Vinitaly di Verona, in qualità di visitatore, potrei paragonare la serata conclusiva con Simone Cristicchi  al fondo di una bottiglia di Greco di Tufo Docg. Mi hanno versato l’ultima goccia ed io non riesco ad assaporarne bene il gusto. A fine serata, infatti, dopo anche i fuochi pirotecnici, messomi in auto sulla via del ritorno, mi rimane ancora una gran voglia di ascoltarlo.

“Troppo breve”, penso tra me e me. E ne trovo conferma in quanti hanno avuto il piacere di ascoltare  in questo ultimo giorno dei festeggiamenti per la Vergine, in Piazza Freda a Prata Principato Ultra, Simone Cristicchi e l’Orchestra Popolare dell’Irpinia. O forse meglio, l’Orchestra Popolare dell’Irpinia e Simone Cristicchi. Il cantautore romano è stato ospite per cinquanta minuti dell’organettista Agostino Tordiglione e la sua orchestra. Non riesco a parlargli nonostante avessi appuntamento a cena dopo il concerto e tra le mani una pletora di domande e curiosità da esternargli.

Mi ero presentato al suo ufficio stampa con una mail, tre fogli A4 di domande ed una richiesta per intervistarlo. Per i blog, i giornali, i canali di comunicazione che curo. Permesso accordato. Barbara Gimmelli della Dueffel Music mi lascia il numero di Toto Barbato e appuntamento nel post concerto, a cena.

Eccolo Toto Barbato: capelli lunghi, barba incolta, mi da l’impressione di un batterista rock dannato. O forse, un dannato batterista rock. Mi presento prima che cominci il concerto. Toto mi avverte fin da subito “Simone vuole parlare di musica” e nello stesso momento mi sovvengono le ultime parole della mail inviatami da Barbara “Mi raccomando: no alle domande sulla famiglia/fratelli e personali”. Mi verrebbe subito da rispondere per la mia dannata impulsività ma “mi taccio”, come dice il buon vecchio presidente Napolitano.

Ovvio che intendo parlare di musica. La musica che ispira e trae ispirazione, che lascia pensare e che emoziona soprattutto quando parla semplicemente e poeticamente alla gente. In ugual misura quando si occupa di questioni antiche che ritornano attuali in quel percorso ciclico di storie che sempre ritornano. E Cristicchi lo sa fare molto bene attraverso i suoi pezzi. Amore, follia, allegria e tristezza, disoccupazione e precariato, emigrazione, morte e vita, in un gioco forsennato a rincorrersi di metafore variopinte e geniali. Attraverso storie personali ed eventi semplici. A fine concerto, Toto Barbato che doveva chiamarmi, scompare. Rimane solo una segreteria telefonica che mi manda inevitabilmente a quel paese.

Simone Cristicchi a Prata con Agostino Tordiglione

Simone Cristicchi a Prata con Agostino Tordiglione

Quel che resta sono cinquanta minuti di brillante spettacolo impreziosito dal sound tradizionale dell’Orchestra Popolare dell’Irpinia in una collaborazione già sperimentata in altre occasioni, come il capodanno di Montemiletto. Quattro sono i brani che il romano riprende dal nuovo lavoro “Album di famiglia”: le due canzoni presentate all’ultimo festival di Sanremo, “la prima volta che sono morto” e “mi manchi”, Cigarettes sul tema dell’emigrazione e I Matti de Roma.

E poi c’è qualche pezzo più vecchio come la Filastrocca della Morlacca, Ti regalerò una rosa, Fabbricante di Canzoni, Volemo le bambole, Senza, Studentessa Universitaria.

L’omaggio alla canzone napoletana con Era de Maggio, un omaggio a Jannacci e a tutti i grandi artisti italiani che non ci sono più come Lucio Battisti, Lucio Dalla, Sergio Endrigo, Franco Califano, Rino Gaetano, la versione “cristicchiana” dell’Italiano di Toto Cutugno. Un po’ di “ironettismo” (ironia/cabarettismo) sui tormentoni e le hit da dischi di platino dei suoi colleghi. E poi un bel dardo al mondo della musica legato al “famoso e subito”, allo star system della musica, attraverso le parole di Giorgio Gaber “Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa”. Una sorta di ritorno ad Euripide del “Si è schiavi del denaro o della sorte”.

Simone assieme all’Orchestra Popolare dell’Irpinia sembra divertirsi molto e le sue espressioni da personaggio fumettistico ne sono una prova palese. Canta, ride e balla sul palco avvolto in una giacca di velluto di color marrone su di una camicia a quadrettoni ed un pantalone stile contadino di Cezanne. Immancabili gli occhiali da Nerd e la folta masnada di ricci scomposti che un vento improvviso di ponente scompiglia, lasciando intravedere una chierica incalzante.

Il pubblico sembra apprezzare molto il linguaggio colloquiale del cantautore e soprattutto bambini e ragazzini che si divertono molto a giocare con le sue parole e ritmi. Sembra quasi fuoriuscire dai suoi movimenti l’invito guareschiano del “perché non provi a risvegliare il bambino che è in te”. Simone è un giovane che con costanza e tenacia ha abbracciato cause e temi importanti e li ha avvicinati dolcemente a tutti con il suo modo di vedere le cose, continuando a perseguire i propri ideali, provandoci e riuscendoci dopo tante porte sbarrategli sul viso dai “compratori di tormentoni”. C’è stato anche quello all’inizio, ma era solo uno scudo per proteggere la vera linfa delle sue note rese in questa serata di Prata ancora più suggestive dal legame con l’Irpinia attraverso i ritmi popolari di Agostino Tordiglione e la sua Orchestra.

Unico rammarico, il mio mancato incontro con lui. E allora addio saluti a Berlino, come un mese fa aveva fatto Max Gazzè dalla città tedesca. Caro Andrea, “Berlino Cacio e Pepe” non avrà il suo saluto da Cristicchi come promesso ma non credo nemmeno verrà presto da quelle parti.

Simone Cristicchi

Simone Cristicchi, guarda la Photogallery!

E allora posto qui, sul mio blog, la pletora di domande che avrei voluto rivolgergli. Senza nessuna speranza di risposta, lo so, ma almeno non lasciandole in un cestino virtuale né tantomeno a marcire sul desktop del mio computer.

1) Pazzia. Ti regalerò una rosa, che hai riproposto anche stasera, brano vincitore del festival di Sanremo 2007, tratta un tema che ti è stato e continua ad esserti molto a cuore considerando anche il brano “ Matti de Roma” dell’ultimo “Album di famiglia”. Il tema della pazzia e del trattamento nei manicomi, nonché del reinserimento in società, a cui sei molto legato a partire dall’esperienza al centro di igiene mentale (da cui ne hai tratto anche libro omonimo “Centro di Igiene Mentale- Un cantastorie tra i matti”) e riassunto dalle parole finali del brano “i matti me sa che siete voi che no ridete e siete sempre così seri e state chiusi tutto il giorno in un ufficio mentre la vita ve sorride de fori”. Un po’ come quell’ufficio della Regione che un giorno immagini/immagina di lasciare il soggetto di “La prima volta che sono morto”. Legge Basaglia del 1978 e situazione nelle strade di Roma, Genova, Napoli. Le tue collaborazioni e omaggi a Giovanni Nuti e Alda Merini. L’esperienza Sky con Lettere dal Manicomio, l’album “Dall’altra parte del cancello”, il pezzo “La Risposta”, quella che viene data “dall’altro lato del cervello”. Tanti premi, minipellicole e progetti su un tema che oggi sembra essere troppo accantonato. Eppure come ben dici nei “Matti de Roma” gli autobus, le strade, soprattutto dopo la chiusura del Santa Maria della Pietà, ne sono pieni. Alcuni eccentrici, altri simpatici, qualcuno geniale, qualcun altro violento. E ognuno in parte regala storie ed identità a quartieri, luoghi e scrittori. Ho avuto anche io un’esperienza simile nei miei quattro anni di studio a La Sapienza e mi piacerebbe sapere da te come vedi la reintegrazione sociale oggi di queste persone. Che emozioni ti ha trasmesso il rapporto e l’esperienza con queste persone?

2) Morte. Oltre a “I matti de Roma” la tua romanità si palesa anche in Testamento, Volemo le bambole (del 2010) ed in molti altri brani. Per quanto riguarda il tema morte trattato più volte precedentemente anche con la splendida L’Ultimo Valzer ed in parte in Vivere all’incontrario (un po’ come lo Straordinario caso di Benjamin Button), voglio essere diretto: ti fa paura la morte? O meglio ti fa paura morire se… (cosa temi di lasciare, cosa vorresti vedere…)

3) Religione. Cristicchi, un cognome che evoca l’assonanza con “Cristo. Ricordo Prete (quando eri Rufus), canzone fortemente critica nei confronti della Chiesa cattolica e della figura del sacerdote.

Qual è il tuo rapporto con la religione e quale impressione ti ha dato Papa Francesco?

4) Famiglia. In “Album di famiglia” traspare tutto il tuo amore e dedizione per questa istituzione sacra dell’Italia e dell’identità italiana. Meglio forse, l’unica religione a cui è doveroso rifarci. Oggi, però, luogo sempre più minacciato e martoriato. La cronaca contemporanea e la spettacolarizzazione della notizia ci mettono davanti crimini familiari che non la rendono più porto sicuro, né madre protettrice. La famiglia comincia a mietere molte vittime. È un argomento su cui ti soffermi a pensare?

5) Ti dico la verità, io impazzisco per tre canzoni in questo ultimo album, in cui è chiara la tua propensione a rendere orecchiabili e facilmente memorizzabili anche dai bambini i motivi ed i testi. “Mi manchi”, “una canzone piccola” e “La cosa più bella al mondo” sono splendide. Così come “Insegnami” (Grand Hotel Cristicchi – 2010) e tutto l’amore di “Legato a te” (2007)? Dediche particolari?

6) Tu appassionato d fumetti, allievo di Jacovitti. La copertina dell’ultimo album disegnata “a gestione familiare” da tuo figlio. Che visione ti ha dato il fumetto? Che rapporto hai con i tuoi figli? E con i tuoi fratelli?

Simone Cristicchi

Simone Cristicchi a Prata, qui la Photogallery!

7) Politica. L’italiano, L’Italia di Piero, Non ti preoccupare Giulio”, “Senza”. Come vedi la situazione italiana dal punto di vista politico nell’immediato futuro?

8) Precarietà. Vorrei cantare come Biagio, Meteora. La difficoltà di riuscire a realizzare i propri sogni se non si ha spinta nel mondo attuale del lavoro in cui sembra riuscirci solo chi ha già le strade spianate; La facilità dei quindici minuti di celebrità seguiti dalla disperazione totale dell’essere dimenticati. Che cosa pensi?

Laura, ispirata a Laura Antonelli è un po’ la storia delle tante ragazze e donne, che inseguono la chimera del successo, riescono ad ottenerlo ma spesso la fragilità colpita dalla gogna mediatica prende il sopravvento e alla fine ci si ritrova soli?

Disoccupazione. 2012, anno di licenziamenti. Il peggior anno in assoluto: più di un milione disoccupati in più. Ha ancora senso essere “studentessa universitaria” per poi diventare “laureata precaria”? “il diploma di scienze della disoccupazione”, i 400 euro al mese, i lavori da segretaria, volantinaggio, i cocopro e la crisi su cui aziende, turpi imprenditori, politici e politicanti se ne approfittano. La svendita della cultura. Dammi qualche tuo pensiero.

9) Emigrazione ed immigrazione. Cigarettes ed il tema dell’emigrazione. Inizio novecento per gli Italiani in America. Oggi i tanti sbarchi a Lampedusa dall’Africa del Nord, dal Maghreb, in un percorso da un nord di un continente al sud di un altro. Fanno paura ma non bisogna mai generalizzare. Malinconia ed emigrazione. Il testo della canzone che risale ad ottobre 1912, una relazione dell’ispettorato del congresso americano sull’immigrazione italiana. Tu hai partecipato a Lampedusa per l’evento O Scià, sull’immigrazione clandestina, promosso da Claudio Baglioni. Che tipo di esperienza è stata? Hai qualche progetto futuro in cantiere?

10) Scuola. Cantautore, scrittore, autore, interprete di monologhi e attore teatrale. Che visione del mondo ti ha dato il Liceo Classico? E l’apporto dei tuoi studi in Storia dell’Arte? Come vedi il mondo dell’istruzione oggi?

11) Turismo. Come vedi la situazione economica italiana nei prossimi anni? Vedi nel turismo un volano per un risollevamento totale? Cultura, musei, teatri, arte. Cala il sipario? Tua moglie è archeologa (canzone “Angelo custode” ispirato), ti confronti mai sula situazione (stagnante) in cui versa l’Italia e la caduta in mille pezzi di Pompei per incuria, i terremoti che hanno distrutto Irpinia, l’Aquila e notizia di ieri, i fondi che non arrivano in Sicilia per mantenere aperti i musei tra cui quello che conserva le opere di Antonello da Messina.

E la Campania? Conosci questa nostra regione? E l’Irpinia? Ci sono borghi o città che ti hanno affascinato?

12) Minatori. Nel 2009 partì il tour “Canti di miniera, d’amore, vino e anarchia” con il coro dei Minatori di Santa Fiora con monologhi e canti popolari che raccontavano la malinconica ed al contempo gioiosa vita dei minatori e delle loro famiglie, in equilibrio tra goliardia e commozione. Nell’ultimo album riprendi la tematica con il minatore. Perché sei così legato a questo tema?

13) Collaborazioni. Con chi hai lavorato in maniera più stretta e piacevole? Mi racconti qualche episodio? (Alda Merini, Frankie Hi Nrg, Baglioni, Nino Frassica, Alessandro Benvenuti…)

14) Il tuo rapporto con la letteratura e con il teatro.

Ed infine avrei voluto completare con i saluti ai blog. Ma non è stato possibile. Sarà per la prossima!

Fioravante Conte

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