STIR Tufino, impianto di tritovagliatura

Cartoline dall’Inferno

Questi sono articoli apparsi sul settimanale ILNOLANO Week End nel mese di maggio 2011

#Tufino (Na)

06.05.2011

Questo era il paradiso. Poi la terra si è bruciata.

Gennaro Santorelli ha visto susseguirsi l’una dopo l’altra le discariche di Paenzano I e Paenzano II, il Cdr ed infine lo Stir. Eppure lo stoico contadino è rimasto costantemente nella sua terra ed ha continuato a curare i suoi alberi di noci e nocciole, molti anni fa dall’ottima qualità e dall’abbondante raccolto, oggi di scarsa qualità ed esigua quantità.

Da quando sono andato in pensione sono diventato colono di questa terra che appartiene, come la maggior parte dei possedimenti terrieri da qui ad Acerra, alla Curia. La qualità del raccolto prima che venissero impiantate su questo territorio le due discariche era ottimo. Poi agli inizi del 2000 e fino a quattro anni fa la tragedia: niente più raccolto. La terra era bruciata e scottava come conseguenza del biogas che scorreva nelle sue viscere. Oggi la situazione è migliorata grazie alla captazione del biogas: ma gli alberi sono tutti malati e basta un soffio di vento per spezzarli”. Ed effettivamente è proprio così gli alberi sono quasi tutti spaccati e marci. Il signor Santorelli ci mostra dapprima parte della sua terra espropriatagli per costruire la rotonda davanti all’ingresso dello Stir e poi ci mostra l’entrata al suo moggio di terra. Passiamo con l’auto nel mezzo delle due file di circa cinquanta autocompattatori che ogni giorno aspettano ore ed ore per accedere allo Stir, costituendo una vera e propria discarica a cielo aperto. E come sempre non c’è alcun controllo.

Ecco tra due camion c’è l’ingresso per la campagna. Il Signor Santorelli ci spiega che un moggio equivale a 3700 metri quadri e che gran parte dei possedimenti terrieri appartengono alla Curia che li dà in gestione ai coloni in cambio di un affitto annuale che viene corrisposto alla fine dell’anno agrario, a novembre. La Curia è l’unica parte lesa che per le possibilità che detiene ha potuto fare causa per i danni subiti.

“Io” continua Gennaro “per una parte di terra sono stato pagato, per un’altra ancora aspetto. E sono passati cinque anni ormai”. Il grosso del danno questi contadini l’hanno avuto con le due discariche e poi con il Cdr quando ci si trovava completamente sommersi di bianco. La collina completamente coperta di buste e di un pulviscolo bianco che veniva dal fatto che caricavano il Fos all’aperto. “Sembrava la neve. Un paesaggio assurdo e pensi che più di un’ora in questa terra non si poteva stare. E per la puzza e per le esalazioni del terreno. Tornavo a casa ogni volta peggio”. Il Signor La Manna è quello che ha avuto forse più danni. La sua proprietà è proprio adiacente a Paenzano I: la terra era completamente bruciata. “Non cresceva più nulla. Gli alberi di noce sono caduti uno dopo l’altro da soli. Bisognava stare attenti anche a non appoggiarsi. Ancora oggi stiamo provando a piantare ma qualunque cosa cresce malata”. Gennaro ha piantato le fave per concimare il terreno ed ai bordi le nocciole per provare a vedere come vanno avanti. Ci ripete ancora una volta che la qualità delle nocciole non è più quella di una volta ed anche la quantità è disastrosamente caduta: “dai 16/17 quintali di prima ai 7 massimo 9 a stento che faccio oggi”. Ma se la produzione è scarsa, la qualità non è molto buona, siamo sicuri che queste nocciole che come ci conferma lo stesso Santorelli vengono distribuite e vendute sull’intero territorio nazionale, non siano dannose per il nostro organismo? Ecco la ricchezza di un territorio come è scomparsa: prima i napoletani venivano nell’area in questione a fare scampagnate e respirare aria pulita. Oggi ci mandano la loro immondizia.

Terre di plastica

#Tufino, Area Stir

20.05.2011

La storia si ripete. Il vento solitamente è foriero di pioggia. A Tufino porta pezzi di plastica. Le terre che circondano lo Stir di Tufino coltivati a nocciole e noci sono pieni di plastica. Si tratta dei residui della tritovagliatura che avviene all’interno dello Stir ma i cui cumuli vengono lasciati alle intemperie causando lo spargimento nelle zone intorno.

STIR Tufino, impianto di tritovagliatura

STIR Tufino, impianto di tritovagliatura

Più volte mi trovo di fronte a questa situazione. Io pulisco, accumulo plastica, ma poi per smaltirlo non so come fare. A volte la brucio ma anche questo è inquinamento. Il problema è che se piove, questi pezzi vanno a di sotto del terreno ed è ancora peggio. Non so come fare. I pezzi di plastica si accumulano dove c’è un po’ più di erba e coprono tutta la mia terra. Stamattina ad esempio sono venuto per verificare la situazione e ho trovato tutto pieno di plastica” ci dice Gennaro Santorelli, proprietario di 3 moggi di terra proprio al di sopra dello STIR di Tufino. “Addirittura è capitato che venissero i controlli e mi facessero la multa per scarico di rifiuti plastici. Cioè, io taglierei le buste di plastica, i contenitori delle merendine, le carte delle cioccolate e le butterei nella mia terra. È un’assurdità!”.

Terra di plastica

La passione per la terra di Gennaro viene dall’infanzia: è cresciuto tra nocciole, noci, ciliegie, “con un padre che amava la terra e con la terra faceva mangiare una famiglia di sette persone. I tempi sono cambiati: oggi se vuoi vivere solo con l’amore per la terra, non vivi, a stento sopravvivi. La terra richiede spese e sacrifici: l’affitto alla Curia, il lavoro, le macchine, gli operai, i diserbanti. Purtroppo è tutto vano per causa di quella macchina infernale”. Indica il casermone verde dello STIR Gennaro e ci illustra i rifiuti plastici accumulati in balle bianche tenute in malo modo ed in molte parti addirittura rotte. “Questo è il motivo per cui questi residui coprono, spinti dal vento, le nostre terre e la nostra vita”.

Fioravante Conte

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