Marco Litto, italiani all'estero

Addio Italia, qui non c’è futuro

Questi articoli sono apparsi sul quotidiano ILNOLANO.IT e sul settimanale ILNOLANO Week End negli anni 2011/2012

#Londra

13.05.2011

Raffaella Tulino, neuroscienziata in fuga

In un appartamento misto di Canary Wharf di Londra, il quartiere con i tre grattacieli più alti del Regno Unito, ci sono due nuovi cittadini italiani, Raffaella Tulino, giovane ventiseienne di Avella ed il suo fidanzato Antonio Masucci, ventottenne ingegnere informatico di Baiano. Raffaella è la vincitrice dell’unica e prestigiosa borsa di studio “Marie Curie” per un Phd in Neuroscienze presso il Laboratorio del King’s College di Londra, messa a disposizione dall'”Academic Industrial Training Network towards treatment of PolyQ disease” e parte del Settimo Programma Quadro, strumento importante di sovvenzionamenti dell’Unione Europea per favorire scambi di persone, idee, strumenti e metodologie nel territorio dell’Unione.

Laureata in Biologia presso l’Università del Sannio con una tesi sperimentale svolta in Spagna durante una permanenza di 7 mesi, Raffaella ci parla del suo stato d’animo: “per me è una grande soddisfazione aver vinto questa prestigiosa borsa tra altre 800 domande provenienti da tutta Europa. Avrò la possibilità di fare ricerca per tre anni in Neuroscienze in un paese che dà estrema importanza alla ricerca ed ai giovani soprattutto. Ho fatto domanda ad inizio febbraio, quando cercando un dottorato su Internet trovai la borsa di studio Marie Curie. Come requisiti c’erano semplicemente il possesso di una laurea specialistica in biologia e la conoscenza dell’inglese. Niente di meglio per una giovane neolaureata come me! Il 1 aprile ricevetti una chiamata dall’Inghilterra dalla professoressa Gillian Btaes che mi parò dell’interesse per il mio curriculum vitae richiedendomi un incontro ed un’intervista per l’assegnazione della prestigiosa borsa da 25.000 sterline annue. Non ho aspettato oltre. Il 7 aprile ero a Londra: ricordo mi chiese cosa fosse la Corea di Huntington, parlammo del mio curriculum vitae e mi fece domande sulla mia esperienza lavorativa e formativa in Spagna. Il lavoro curato in Spagna è stato pubblicato dall’Istituto di Neuroscienze di Alicante, Universidad Miguel Hernandez, nel Journal of Neuroscience. Il lavoro è stato lo spunto per scrivere la mia tesi di laurea specialistica: “Meccanismi epigenetici nei processi di apprendimento e di memoria. Analisi dell’acetilazione istonica e della morte neuronale nei topo Knock Out per CBP. Il giorno dopo la professoressa mi richiamò dandomi la notizia di assegnazione della borsa”.

Ne parla con tantissimo entusiasmo Raffaella comunicandoci che comincerà il suo percorso di ricerca il 16 maggio. Ma le ultime parole di Raffaella sono dedicate alla sua terra. Sono parole di amore ed odio. Prima di odio: “In Italia non avevo futuro. Il mio campo è in crisi. Lo Stato italiano non capisce una cosa che qui è chiarissima: i giovani sono il futuro. Mentre in Italia non gli danno spazio, qui negli uffici e nelle università ci sono solo loro”. E poi d’amore: “Io qui sono orgogliosa di essere italiana. Anche se nella nostra Italia tante cose non funzionano, come il lavoro e la politica, una cosa la sappiamo ben fare: sappiamo vivere ed anche gli inglesi lo riconoscono!”.

#Londra

17.06.2011

Marco Litto, il futuro è altrove

È appena uscito da un meeting di lavoro Marco Litto. Ventisei anni, una laurea triennale in Scienze Motorie a Napoli, fino a tre anni fa a Sirignano. Oggi a Londra, nel quartiere Hampstead, sulla linea nera, Northern Line, in zona due. “Si tratta di una delle zone più belle di Londra, vicino Hampstead heath, praticamente nella zona in cui girarono il film Notting Hill, fondamentalmente un’area residenziale per gente molto benestante” ci dice Marco e continua “Io vivo qui perché lavoro come duty manager presso un private landlord (simile ad un residence) per giovani studenti e lavoratori che sono a Londra da meno di quattro settimane”. Il board dell’organizzazione no profit che gestisce il tutto, The Hyelm Group, gli ha messo a disposizione, ovviamente il tutto spesato, uno studio loft simile ad un monolocale all’interno della struttura presso la quale Marco lavora.

Marco Litto, italiani all'esteroNel dettaglio le sue mansioni sono concentrate sulla gestione dei residenti in toto: pagamenti, procedure e pratiche burocratiche, e-mail, supervisione e controllo della struttura, report su ciò che succede. Ma come ha cominciato Marco? “Tre anni fa mi sono iscritto ad un Master in Terapia Sportiva qui a Londra presso la London Metropolitan University e dopo aver collaborato con la massoterapeuta del London Irish, uno dei club rugby della premier league inglese, continuo ancora adesso a lavorare come sports therapist free lance per una clinica nella stessa zona in cui praticamente ha anche il lavoro come duty manager. Nel frattempo ho lavorato anche in un pub!” afferma entusiasta Marco e cerca di immaginarsi il futuro: “il mio progetto è questo: lavorare come terapista sportivo nel lungo termine, e nel frattempo, mentre non mi creo una base solida di clienti, lavorare anche in questo residence”.

È deciso Marco, con la consapevolezza e la sicurezza di chi è riuscito ad andare oltre il modus cogitandi legato al territorio e con una forma mentis arricchita dal coraggio di osare e di sapersi integrare. Marco ci spiega le ragioni che l’hanno indotto a lasciare l’Italia: “ho deciso di andarmene perché nelle zone nostre c’erano ben poche possibilità di lavorare dopo la triennale in scienze motorie. Mi dovevo accontentare di un lavoro di personal trainer, per di più sottopagato. Ma rimango estremamente attaccato alla mia terra: ho la mia famiglia a Sirignano, le mie due sorelle, i miei genitori”. Italia e Italiani. Abbiamo chiesto a Marco il punto di vista “altro”: “Mi sono reso conto di quanto fascino viene attribuito agli italiani e la mia idea è perché probabilmente non vengono capiti fino in fondo. Questo per quanto riguarda l’Italia come popolo. Per quanto riguarda l’Italia come nazione, invece, è una sorta di barzelletta, soprattutto dalle notizie filtrate attraverso la stampa. Dell’Italia l’argomento che subito viene tirato fuori è Mafia: associazione Italia-Mafia, lo stereotipo dei film hollywoodiani”.

Marco ci parla anche delle peculiarità positive e negative di chi vive e lavora a Londra: “la differenza fondamentale con noi è tutta nell’organizzazione che si ha. Ritmi serrati, puntualità, schemi metodici, mancanza di improvvisazione, il che non è sempre un bene soprattutto nelle urgenze o cambiamenti improvvisi, con alcune falle legate ala cultura del posto: ad esempio la maggioranza dei lavoratori inglesi quando non lavora si chiude nei pub a bere tutta la giornata.” Il nostro dialogo arriva al punto più importante, cioè cosa consiglierebbe Marco a chi gli dovesse chiedergli un consiglio al termine degli studi superiori, magari la stessa sua sorella. Ridendo, ci confessa che effettivamente è una domanda che la sorella gli ha fatto.  “Direi senza esitazione: viaggia. Se non hai idea su cosa fare, università, lavoro… allora zaino in spalla e viaggia. Non perdi anni di studio ma guadagni anni di vita e di esperienza che tornano sempre utili, molto di più di qualunque libro. Impari ad aprire la tua mente e non avere confini né di luoghi, né di ideologie, né di esperienze. Si inizia sempre troppo presto l’università con la paura di perdere anni importanti ma in fin dei conti spesso questi anni li perdi durante. Meglio dunque portarsi dietro un bagaglio di esperienze ed una giusta combinazione tra il modus vivendi del nostro mandamento e l’apertura mentale del vivere altrove”.

Fioravante Conte

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