Aula consiliare Nola, Velotti, Russo, Biancardi, Cava

Il Sud riparta dai progetti

Questo articolo è apparso su ILNOLANO.IT in data 29.05.2012

#Nola, #Municipio, Piazza Duomo

E’ Giovanni Velotti, presidente della neo-nata associazione “Il sole nascente”, a lanciare l’esempio più incisivo. Il richiamare uno dei settantacinque padri fondatori della Costituzione Italiana come Piero Calamandrei fa da sprone ai numerosi giovani e da monito ai tanti amministratori e dirigenti accorsi nell’aula consiliare del municipio di Nola per la serata di presentazione della pubblicazione “Il Piano Berlusconi per il mio Suddel presidente della commissione Agricoltura della Camera dei deputati Paolo Russo. E’ il 1955, Piero Calamandrei, un anno prima della sua morte, a Milano, in una lezione agli studenti racconta dei luoghi in cui si è creata e formata la costituzione. Un colpo indirizzato all’importanza del senso civico ed alla memoria storica di esso è la storiella di Calamandrei dei due emigranti imbarcati su un piroscafo. Uno dormiva nella stiva, l’altro stava sulla tolda. Nel mezzo della tempesta e in pieno rischio di affondamento l’uno risponde all’altro: “che me ne importa, se anche la nave affonda, dice, perché dobbiamo preoccuparci, non è mica nostra”. Una metafora per spiegare l’importanza dell’impegno, dell’attenzione, della formazione e del rispetto ma soprattutto un rigetto dell’“indifferentismo” verso la politica ed il vivere civile che non possono essere considerati momenti sinecura. Un indifferentismo che si manifesta come un atteggiamento di sospensione del giudizio per totale disinteresse.

Aula consiliare Nola, Velotti, Russo, Biancardi, Cava

Una metafora”dice Giovanni Velotti “di un rischio che sta passando nella società: la lontananza da quella che può essere la vita politica e la partecipazione attiva alla vita del paese”. Numerosi i sindaci ed i rappresentanti politici presenti in aula. Oltre al sindaco di Nola Geremia Biancardi (tra i relatori al tavolo) erano presenti i primi cittadini di Saviano, Comiziano, Camposano, San Paolo Belsito e Marigliano salutati e ringraziati puntualmente da Benedetto Cava, assessore alle politiche giovanili del comune di San Paolo Bel Sito e moderatore di una serata molto tranquilla. E questo già si configura come un dato preoccupante: sono state numerose le polemiche e le critiche sul web ma poi in aula, come succede spesso, nessuno prende la parole per sferrare né attacchi e né critiche.

Sovviene il verso dantesco, Purgatorio VI (76-78) “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. L’iniziativa, salutata dal sindaco di Nola come start up di una nuova stagione politica di rapporto e dialogo con i giovani, orientata della necessità di un rapporto diretto e costante con la futura classe dirigente del paese ha messo a confronto due visioni del bel paese, del “mio” sud come lo ha inteso Berlusconi nei suoi progetti decaduti e di come lo vede un’altra parte politica, quel Partito democratico rappresentato nell’aula consiliare da Luisa Bossa, componente in parlamento della commissione Affari Sociali. Tocca alla docente di latino e greco in passato sindaco di Ercolano e militante politico, a fare la parte del diavolo.

Si è data troppo importanza a quello che costituisce il 5% della spesa per il sud legato ai fondi strutturali: vi è un 95% rispetto al quale nessuno si impegna a trovare dei percorsi che rendano performances in grado di gestirle e valorizzarle” sostiene Paolo Russo, sottolineando di come “la partita debba ruotare attorno alle imprese e soprattutto intorno a quelle che si configurano e mettono in modo da essere aiutate nella crescita attraverso l’entrata in territori e mercati nuovi, anche internazionali. Al Sud la maggior parte delle imprese sono nane, molto piccole, non in rete. Solo quattro sono quelle quotate in borsa di cui una è di proprietà di imprenditori del nord”continua Russo e conclude “Imprese e consorzi del Sud se si muovono bene ed insieme ottengono ottimi risultati: esempio lo sono quelle imprese legate a prodotti come la mozzarella di bufala Dop o i vini campani”.

Paolo Russo parla di Fas (Fondi aree sottoutilizzate) e di aiuti alle imprese che ci sono ma che non vengono sfruttati. Il problema si configura in primis come etico, nel senso pieno del termine greco, come quell’etica che manca, qui al sud, ai dirigenti, agli amministratori, ai politici e politicanti di turno, alle imprese pubbliche e private, ai cittadini. E’ etico per semplici ma numerosi motivi: il pacchetto di fondi strutturali europei 2007-2012 destinato alla Campania, regione che rientra nell’obiettivo Convergenza, è stato sfruttato molto poco e speso molto male. I fondi per la formazione (FSE) hanno lasciato il tempo che hanno trovato e quei pochi giovani che hanno imparato come scrivere e come ottenere dei fondi dall’Unione Europea sono stati tagliati fuori dalle politiche e dalle dirigenze dei comuni campani (il programma PIU Europa rivolto ai paesi con più di 50.000 abitanti prevede figura che sappiano fare ciò). I fondi alle imprese sono andate a finanziare malavita e sommerso, imprese fantasma e quelle poche che hanno preso qualcosa, qualcuna è riuscita a crescere ma la maggior parte non hanno saputo rendicontare la spesa con la conseguente perdita dei fondi.

Gli aiuti europei per le infrastrutture (FESR) sono andate a finanziare iniziative, eventi, a volte anche vecchie feste di paese che non hanno creato nessun indotto né virtuosità. E così, ciò che davvero ha bisogno di fondi e di necessità di valorizzazione come l’ingente patrimonio storico-archeologico campano, cade a pezzi. A sottolinearlo è anche Luisa Bossa rimarcando l’esempio di Pompei ed Ercolano e migliaia di altri siti importanti come anche Nola che si trovano a veder andare in rovina ciò che “potrebbe dare non solo al territorio dei mezzi per auto sostentarsi ma ai giovani la possibilità di restare o ritornare per rendere migliore e valido il loro territorio”. “Tutti si preoccupano ma nessuno se ne occupa” continua Bossa e lo fa con in testa una frase-murales scritta all’uscita della metro di Milano, “Il futuro non è più quello di una volta“. “Ma al sud alla parola futuro probabilmente ancora ci si deve arrivare perché” dice la docente di latino e greco “è mancata la progettualità”. Una progettualità che ancora adesso, chiunque salga, che sia destra, sinistra, centro, contestadores o homines novi, si ritrova nel “mio” Sud solo nelle tante chiacchiere ed in pochissimi fatti.

Fioravante Conte

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