#YMD2013 Michele Mezza presenta Avevamo La Luna

Il giornalismo che cambia. Youth Media Days 2013: Michele Mezza, “Avevamo la luna”

Questo articolo è apparso su Cinque Colonne Magazine in data 26.09.2013

http://www.cinquecolonne.it/ccm/?p=1550

#Napoli #PAN, Palazzo delle Arti di Napoli

Il web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica”. Con le parole di Tim Berners-Lee, l’inventore del www, si apriva il precedente lavoro del giornalista Rai, Michele Mezza, “Sono le news, bellezza!”in cui l’autore esaminava e cercava di individuare modelli vincenti nel cambiamento del mondo del giornalismo. Mezza si dimostra sempre lucido nelle sue analisi storico/mass-mediologiche grazie anche all’apporto di un guru come Derrick de Kerckhove che in The Skin of Culture parla dell’uomo-cyborg in cui il computer non rappresenta altro che una estensione del cervello umano in grado di disintermediare le funzioni delegate. Quella cultura che fu alla base di quel miracolo italiano esploso nel gennaio del 1960 e conclusosi o bloccato alle ore 19.30 del 31 Agosto del 1964. Perché il Paese è ostile a chi cerca di far bene? Sembra trasparire implicitamente dai passaggi che sottolinea il giornalista nolano/bruniano. Ed il confronto successivo con l’Assessore alla Cultura Nino Daniele, ne è la prova tangibile.

Un’epoca tutta Italiana: dal cinema alla scienza, dalla tecnologia al mondo petrolifero. Il 1960 del sorpasso di Livio Berruti nei 200 metri piani alle XVII Olimpiadi di Roma, della sua medaglia d’oro. Il Sorpasso, film capolavoro di Dino Risi del 1962, è quello dell’Italia. La strada è l’Aurelia. Una delle prime vie consolari di Roma Caput Mundi. L’Italia si ferma in quella curva dell’Aurelia da cui uscirà solo Bruno Tortona senza Roberto Mariani, Vittorio Gassmann senza Jean Louis Trintignant. In quegli anni tutto il mondo guarda all’Italia. Come la sera dell’11 ottobre 1962, il Concilio Vaticano II ed il discorso alla Luna di apertura di Papa Giovanni XXIII. Comincia la guerra fredda tra URSS e USA. Il 25 Maggio 1961 Kennedy lancia la corsa allo spazio e la conseguente corsa agli armamenti, mobilitando, in questo modo i saperi del mondo occidentale. Saperi e cultura. Quella parola “cultura” tanto rispettata da Giangiacomo Feltrinelli a cui “appare gigantesca, enorme, degna di non essere scomodata di continuo”. Cultura, formazione e politica. 

#YMD2013 Michele Mezza presenta Avevamo La Luna

#YMD2013 Michele Mezza presenta Avevamo La Luna

Internet comincia dalla corsa allo spazio. Da un atto di volontà politica, dal sapere che comincia ad essere visto come forma di produzione. Alla NASA c’è un computer italiano, è un Olivetti. Il primo personal computer è italiano e si passa alla concezione di fruizione differente: non più per grandi affari ma destinati a grandi apparati di gente. “E’ il decentramento della potenza di calcolo all’individuo”. Un NeoUmanesimo. L’individuo al centro del mondo. Perché questa cosa tutta italiana non è andata avanti anzi c’è stata una vera e propria fattura? L’Elea 6006 di Adriano Olivetti sancisce l’informatica quale tecnologia di libertà. Il computer è destinato al protagonismo perché permette di emancipare l’uomo. Ma perché si dovrà aspettare il 1984, con Macintosh e la pubblicità della Apple? Cosa è successo? Chi o cosa ha bloccato l’Italia?

Il 1962 è l’anno del primo laboratorio di genetica e biofisica in Europa. A Napoli. Fondato dal genetista Adriano Buzzati Traverso, con finanziamento dell’Euratom, del CNEN e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il 1962 è l’anno della prima centrale elettro-nucleare nella frazione di Borgo Sabotino in provincia di Latina grazie a Felice Ippolito. Ci sono 4 primati a livello tecnologico che sono tutti italiani. Il mondo guarda all’Italia. Davvero un nuovo Rinascimento. Un miracolo. Eppure tutto parte dal 1934, i ragazzi di Via Panisperna. Da qui nasce la bomba atomica. Esattamente quindici anni circa dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Ed un nuovo miracolo esattamente quindici anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Un ente locale, la provincia di Pisa, fu ben disposta ad accogliere un investimento di 158 milioni. Nel 1955 Adriano Olivetti porta in azienda Mario Tchou, ingegnere di origine cinese e gli affida l’incarico di formare un gruppo di lavoro che, in collaborazione con l’Università di Pisa, ha l’obiettivo di progettare e costruire un calcolatore elettronico tutto italiano, su suggerimento di Enrico Fermi, utilizzando questi 158 milioni già stanziati. In seguito Tchou lavora al più grande Olivetti Elea, il massimo supercomputer a transistor dell’epoca, costruito in 40 esemplari.

 

 

Michele Mezza e Nino Daniele

Michele Mezza e Nino Daniele

 

Il triennio 62-64 si configura come un’epoca in cui le prospettive di un cambiamento di ruolo e di status del paese potevano realmente mutare. La gente sogna in maniera diversa. Nel 1963 il mondo sognava italiano: ed italiani sono i vincitori dei più importanti festival cinematografici. Ma tutto termina e la morte di Enrico Mattei in uno strano incidente aereo, con il miracolo dell’ENI italiana e l’indipendenza petrolifera/energetica, nel 1962, è un primo avviso. Poco dopo viene arrestato Felice Ippolito. L’Italia ed il mondo politico sono molto divisi. Si parla di una vicenda giudiziaria-farsa e l’uso di Ippolito come capro espiatorio per stroncare la nascente industria nucleare italiana e in generale, l’indipendenza energetica italiana.

Tutto finisce il 31 Agosto 1964, alle ore 19.30. Olivetti decide di scorporare e cedere l’elettronica alla General Motors. Viene chiusa l’Agenzia Spaziale.

Chi cambiò il progetto italiano? Perché l’Italia cominciò ad essere Paese di autostrade ed edilizia?

Il 24 Gennaio 1984 è l’atto di nascita della nostra generazione con l’invasione mondiale dello Spot Macintosh, firmato Ridley Scott. Ma l’innovazione vera, la prima era targata Olivetti, ed era del 1962. 22 anni prima.

Le rivoluzioni si fanno non perché ci sono Internet o i social network. Si fanno perché dietro c’è un popolo e si organizza in modo diverso” dice Mezza e sottolinea come oggi il giornalismo possa rappresentare una startup sul territorio, capace di governare le potenze tecnologiche, di declinare linguaggi sociali, di dare un’anima all’informatizzazione della vita. Tutto ciò con la doverosa trasformazione della figura del vecchio giornalista. E con l’importanza dell’azione della classe politica.

 Fioravante Conte

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